“Quanto devo investire?” è la domanda più frequente e quella con la risposta meno generalizzabile. Una cifra valida per un ecommerce di abbigliamento è irrilevante per uno studio professionale. Quello che si può fare è calcolare il budget partendo dai numeri dell’azienda, in modo che la cifra sia una conseguenza e non una scommessa.
È il dato che determina quanti clic si possono comprare con una certa spesa. Si ricava dallo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Ads, che fornisce un intervallo per le parole chiave di interesse e per l’area geografica reale.
I costi variano molto: settori con margini alti e forte concorrenza (assicurazioni, servizi legali, formazione) hanno costi per clic molto superiori a settori di nicchia con pochi inserzionisti.
Quante visite servono per ottenere una richiesta. Se il sito ha già dati storici, si usa il valore reale. Se non li ha, si parte da un’ipotesi prudente e si corregge dopo il primo mese.
Il tasso di conversione dipende più dalla pagina di destinazione che dalla campagna: è il motivo per cui una landing page dedicata cambia il calcolo del budget più di qualunque ottimizzazione delle offerte.
Non il valore del primo ordine, ma quanto vale un cliente nel tempo. Un servizio in abbonamento e una vendita singola hanno economie completamente diverse a parità di costo di acquisizione.
Con i tre numeri si ricava il costo per acquisizione atteso:
Un esempio con numeri di comodo, non riferiti a un caso reale:
| Variabile | Valore di esempio |
|---|---|
| Costo per clic | 1,50 € |
| Tasso di conversione del sito | 3% |
| Clic per una richiesta | 33 |
| Costo per richiesta | 50 € |
| Richieste che diventano clienti | 25% |
| Costo per cliente acquisito | 200 € |
| Margine su un cliente | 600 € |
In questo esempio l’investimento è sostenibile, con un margine che copre tre volte il costo di acquisizione. Se il margine fosse 180 €, la campagna non sarebbe sostenibile con quei numeri e servirebbe intervenire prima sul tasso di conversione o sul valore medio, non sul budget.
C’è un secondo vincolo, spesso ignorato: le strategie di offerta automatiche hanno bisogno di un volume minimo di conversioni per funzionare. Come riferimento pratico, sotto le 15-30 conversioni al mese l’ottimizzazione automatica lavora con dati troppo scarsi per essere affidabile.
Questo significa che il budget minimo utile non è quello che consente di “essere presenti”, ma quello che consente di raccogliere abbastanza conversioni:
Nell’esempio sopra, per ottenere 20 richieste al mese servirebbero circa 1.000 € mensili. Un budget di 300 € non produrrebbe un quinto del risultato: produrrebbe dati insufficienti e un’ottimizzazione che non parte.
L’ultimo punto è il più importante: investire senza una misurazione affidabile significa non poter valutare il risultato, qualunque sia il budget. La verifica del tracciamento è descritta nell’articolo dedicato, e fa parte della gestione delle campagne dal primo giorno.
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