Un ecommerce chiude il mese con cento ordini. Meta Ads ne rivendica settanta, Google Ads sessanta. Il totale fa centotrenta, trenta ordini più di quelli realmente registrati. Non è un errore di configurazione: è il funzionamento normale di due sistemi che misurano ciascuno il proprio contributo, senza sapere nulla dell’altro.
Ogni piattaforma pubblicitaria attribuisce a sé stessa la conversione quando il proprio contributo rientra nella propria finestra di attribuzione. Se un utente vede un’inserzione su Instagram, tre giorni dopo cerca il brand su Google, clicca l’annuncio e acquista, entrambe le piattaforme hanno un motivo legittimo per rivendicare l’ordine.
Il fenomeno cresche quanto più il percorso d’acquisto è lungo e quanto più i canali lavorano su fasi diverse: Meta genera la domanda, Google la raccoglie.
| Aspetto | Meta Ads | Google Ads |
|---|---|---|
| Conversioni da visualizzazione | Incluse, con finestra dedicata | Incluse solo su display e video |
| Finestra predefinita | Impostabile su clic e visualizzazione | Impostabile per azione di conversione |
| Data di riferimento | Data dell’interazione con l’inserzione | Data del clic sull’annuncio |
| Origine dei dati | Pixel, Conversions API, dati della piattaforma | Tag di conversione, importazioni, dati della piattaforma |
| Percezione tipica | Sovrastima su percorsi lunghi | Sovrastima sul traffico di brand |
Google Ads tende ad apparire estremamente efficiente sulle campagne che intercettano il nome dell’azienda. In parte lo è, perché protegge la posizione in un momento decisivo. In parte no: una quota di quegli utenti avrebbe raggiunto il sito comunque, spesso proprio perché ha visto un’inserzione su Meta o un contenuto organico.
Questo è il motivo per cui il costo per acquisizione delle campagne brand è quasi sempre il più basso dell’account, e per cui quel dato va letto con cautela quando si decide dove spostare budget.
L’unico numero non negoziabile è quello del sistema che registra gli ordini: la piattaforma ecommerce o il gestionale. È l’unica fonte che conosce il totale reale.
Da lì si costruisce una lettura utilizzabile:
Il metodo più affidabile non è un report: è un test.
Questo tipo di verifica richiede disciplina e la disponibilità a perdere qualche vendita per capire come funziona il sistema. È l’unico modo di distinguere il contributo reale dalla rivendicazione.
Alcuni interventi riducono la parte di divergenza dovuta a problemi tecnici, non a differenze di modello:
Gestire insieme Google Ads e Meta Ads con un’unica lettura dei dati è quasi sempre più efficace che gestirli separatamente cercando di stabilire chi ha ragione: i due canali lavorano su momenti diversi dello stesso percorso.
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